🌿 Joi, Solatz e Dolor

by 𝔐𝔲𝔯𝔪𝔲𝔯 𝔐𝔬𝔯𝔦

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1.
Alba 02:32
2.
Sentiva gli uccelli cantare, perché a lor di nulla importava. Tra le foglie d'autunno dormiva, con le orecchie ogni tanto ascoltava... Quando il Sole attraverso le piante e i rami, il prato d'oro copriva. E soltanto il becco del picchio turbava il suo cuor. Elegante ma con decisione, alzò il collo prestando fiducia al suo udito perché mai prima d'ora sentì quel suono proibito. Corre, corre il vecchio Re! Senza pensare ad altro che fuggir, perché con il Sole il Tuono non c'è! Nascosta sta la volpe, che osserva triste e dentro sé già piange la morte del suo Re. Sentiva gli uccelli cantare, perché a lor di nulla importava. Tra le foglie d'autunno dormiva, con le orecchie ogni tanto ascoltava, ma un Tuono gli trapassò il cuore e lui sognò di fuggir via, ma da lì non mosse che il viso, fu un sogno come il Paradiso.
3.
Crepuscolo 04:20
Bianche spine di luce son le stelle, le loro rose a noi celate, il buio noi temiamo. Desideriamo eguagliare il Sole. Qual grave errore, lasciar tacere la Luna. La rugiada non può brillare sulla pelle. Se noi chiusi solo muri costruiamo. Terra e cielo divorando nelle fauci. Qual grave errore lasciar tacere la Luna!
4.
Doni, donçelli gardati cche ven l'alegra stason: venite la dansa balati: far lo devit per rason! Li doni che so'inamorati non deça guardar cason; poy che lo tempo se pon de darve solaç e deport: Bene serìa gran tort se stesev in casa reclosa! Dansa de grande valore van'a quel'alta donçella: salut a la flor de li flori che vegn'a la dansa novella! E bé lo dé far per so onore, quella resplandente stella: poy ch'el'è flor d'ogna bella! Per dé non se'n faça prigari: vegn'a la rot'a balari!
5.
Vedo enormi campi coltivati, qualche albero rimasto a vigilare la bellezza mutilata dal paesaggio. Dal treno vidi un fagiano tra rivoli d'acqua e un cantiere, tante grigie strade che io percorrevo. Che pure io percorrevo... Penso a quelle strade, come esercito in avanzata esser ombra incombente, sulle piante che filtrano il Sole nascente. Lasceremo ai posteri fioriture? Quante le vie ancora con un manto da prestare ai germogli? Confinate in antri ristretti. È più vero dir che noi siamo l'antro oscuro che dilaga nel mondo, dimentichi di ogni cosa. Eccetto di noi stessi.
6.
Quando era bambina all'aperto si giocava. Lei coglieva fiori viola, la montagna ne era adorna. Petali e steli intrecciava in una sfera. Da lanciare ed inseguire. Quei fiori che ora non crescono più.
7.
Tutto lo mondo si mantien per fior Se fior non fosse frutto non serìa E per lo fiore si mantene amor, Gioie e allegrezze ch'è gran signoria. E de la fior son fatto servidore si de bon cor che più non poria: in fiore ho messo tutto'l meo valore se fior mi fallisse ben morìa. Eo son fiorito e vado più fiorendo in fiore ho posto tutto il mi' diporto: per fiore aggio la vita certamente. Com più fiorisco più in fior m'intendo: se fior mi falla ben serìa morto, vostra mercé (madonna), fior aulente.
8.
Fen argent 05:43
La fiamma brucia nei prati e una donna antica ricorda quando l'erba seccava sul sagrato e il Sol la mutava in fieno. Quel profumo copriva l'odore dell'incenso. Dentro al fumo tace ora la memoria di quel tempo, e lei chiede a chi l'ascolta: «Perché bruciate il fieno? Là da sì d'argent». Quando il fieno ben seccava, era argento lei diceva, erano raggi di Luna e vestivano il paese.
9.
L'incontro 04:24
Canterò di un giovane di corna incoronato, incontrato giorni fa giocando in mezzo al prato. Una freccia in pugno sulla corda già tesa, quando un suono alle mie spalle mi colse di sorpresa... Poggiai l'arco e guardai nel prato in mezzo al varco, e lo vidi passeggiare. Mai un istante mi guardò, il collo scosse un po', poi nel vento sopra il bosco mi portò... Su... Verdi chiome squarciate dal rosso sangue di civiltà, che innalzandoci scompariva. Il mio cuore di speranza si colmò, sospirando guardai il mio compagno. Ma lui mai mi notò, col vento danzò, poi socchiuse gli occhi e scendemmo giù. Mi sfiorai il viso e mi trovai in mezzo al prato, con questo segreto nel mio cuore celato. Sol di armonia e di crudel semplicità è la mia canzone che lui mai conoscerà. Io nel verde bosco in maggio attenderò e la mia canzone canterò.
10.
Son cicala e canterò Sotto al Sole mi scalderò Tu formica nasconderai Quello che troverai. Quando il vento cambierà E il mio canto finirà Dell'Inverno il bianco velo Vi ricoprirà di gelo. Fin che germoglierà, chi con me canterà! Della vita son padrona, son poesia e son cialtrona. Libera di sollazzar e per Amor cantar! Tutti si dovrà morire lascio dunque a te l'ardire di gioir di questo tempo, mentre io canterò fino a che morirò.
11.

about

ITA|
La presenza della Natura nella musica antica è costante, dal momento che in passato essa era ancora abbondante e rigogliosa. Le emozioni e la quotidianità delle persone erano fortemente legate ai suoi cicli in un equilibrio perfetto.Nel medioevo gli esseri umani vivevano immersi nella Natura: temuta, rispettata ed ovvia sorgente d' ispirazione. Riconosciuta come fonte di tutto ciò che è necessario per vivere, dal cibo alla pietra che dava vita ad abitazioni ed imponenti castelli. Il prezioso legno permetteva di creare qualsiasi utensile, perfino gli elaborati strumenti musicali che in Primavera, insieme agli usignoli, cantavano con i trovatori inni ad Amore. Il pensiero medievale attingeva a piene mani dal passato ma, pur studiandolo e preservandolo, non sentiva l' esigenza di riprodurlo come
avvenne nei secoli successivi. Le canzoni di Joi, Solatz e Dolor sposano questo pensiero e, seppur influenzate dal passato, generano una nuova musica che attraverso un animo antico canta dell’ attuale rapporto tra un’ umanità che ha dimenticato di appartenere ai cicli naturali e la Natura stessa.
Gioia, sollazzo e dolore formano la trinità che contraddistingue
questi nostri giorni di benessere ed infelicità.

Anche per questa opera il 25 % del ricavato verrà devoluto al Fondo Forestale Italiano poiché:

"Tutto lo mondo si mantien per fior e se fior non fosse, frutto non serìa!"

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ENG|
Nature is a constant presence in ancient music, since it was still abundant and flourishing in the past. Daily life and emotions were tightly bound to its cycles, in perfect balance. During the Middle Ages human beings lived immerse in the Nature which was feared, respected and considered a clear source of inspiration. Recognised as the fount of all things needed for living, from food to stone that gave life to homes and majestic castles. Wood was invaluable for creating all kinds of tools, even the elaborated musical instruments which during spring, accompanied by the nightingales, used to be played by the troubadours chanting hymns to Love. Medieval thought drew amply from the past, it was being studied and preserved rather than reproduced as occured in the subsequent periods. The songs from Joi, Solatz e Dolor embrace this thought and, even if influenced by the past, they create new music that through an ancient soul sings of the current relation between an humanity that forgot that it belongs to Nature and Nature itself.
Joy, delight and pain form the trinity that characterizes our times of wellness and sorrow.

The 25% of the proceeds of very sold copy will be devoluted to Fondo Forestale Italiano, because:

"Tutto lo mondo si mantien per fior e se fior non fosse, frutto non serìa!"
(All the world is maintained from flower, if flower is not, fruit won't be!)

🌲

credits

released May 20, 2019

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