🌷 La morte dell'Unicorno

by Murmur Mori

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1.
La terra rapitrice ormai alle spalle, davanti le sue care foreste. La libertà armata sol di arco e faretra, corre nelle notte con le volpi leste. Alpi! Da bambino ancestrale protezion, ora invece temibile muraglia tra la terra sua e i suoi aguzzini, la grande montagna che ogni strada taglia. Perso nell’oblio della più nera oscurità, fiutò ormai l’odore della sua sorte, quando due occhi rossi, rubini brillanti, fendettero l’oscurità feroci come la morte. Un lupo, temibile amante della Luna, dalla foresta gli venne vicino: “seguimi oh signore, io conosco la via! Solamente le ombre vedranno il nostro cammino.” Molte le notti di cammino sulla via, la Luna su nel cielo come sentinella, sconosciuti da giorni ma compagni da sempre, li guidò fino ad una fioca fiammella. “Addio amico Lupo ora ti devo salutar e nulla ho per ricambiar la tua bontà!” - “Non temere fratello mio, ora va! Ma ricorda l’importanza della libertà”.
2.
3.
Al chiar di Luna s’innalza d’armi un fragor In marcia grida straziante il ferro Nell’annunciare moto d’anime I cani latrano… Nella selva ammantata Audaci corpi in spettral maschera Sembra malvagia schiera a quei che odon spade di gigante Corre fatua forma di seppelliti cuori Irradia con valore, l’antico vigore!
4.
La luce mesce dalle acque Nidi d’opaca eternità L’ istintiva melodia Invoca fulgida l’aria Il Fiume scorre perenne Pelle e terra congiunte Piove greve tormenta Libando le ossa di boati Nutre cime con brio Porgendo i semi agli albori Cangia brulla morte in vitale fato fiorente Rigogliosi spiccano ripari tinti di fogliame Corre l’animale, ansima con la Terra.
5.
Quelle antiche querce vestivan le colline, un velo forte e verde si estendeva senza fine. Arrogante fu il signor di quella terra: “lì ci costruirò un castello per la guerra!”. Via quel bosco che si trovava li vicino e morte a chiunque interrompa il suo cammino! Ma la Volpe che viveva in quei campi pensò di battersi contro gli uomini arroganti. Corse giù nei prati verso i cavalieri e tra i fiori profumati prese a morder i lor destrieri. Felloni tutti lor che scapparono impauriti per dire al lor signor da chi furono inseguiti! La grande Volpe mai ebbe paura solo un poco, dalla bocca il suo furor le facea sputare fuoco! Per mesi si batté contro quei disboscatori, libertà oppur morte contro tutti i signori! Venne infine lui, principe di tutti loro:” largo! Vi mostrerò come svolgere il lavoro.” Prese un laccio che nascose tra il fogliame dentro al bosco, poi si nascose da infame. Passò la Volpe che difendeva la sua casa, dentro al laccio si infilò e lui stringendo la strozzava! Tronfio ritornò alla sua terra li vicino per mostrar la grande Volpe al suo saggio indovino. “Signor vi dico che la vostra torre verrà fatta ma reggerà finché la Volpe rimarrà intatta!”. Disperato, il principe maledisse il suo destino e cercò di rimediar con un trucco assai meschino… La grande Volpe lui d’oro fece ricoprire! Sperando forse di preservare il suo avvenire. Il signore poi morì, ricco ma dimenticato e la Volpe è ancora li sotto un mantello dorato. Il popolo sa che in quei prati nella notte chi ha buon cuore può veder una maestosa Volpe.
6.
7.
Ai vist lo lop, lo rainard, la lèbre Ai vist lo lop, lo rainard dançar Totei tres fasián lo torn de l'aubre Ai vist lo lop, lo rainard, la lèbre Totei tres fasián lo torn de l'aubre Fasián lo torn dau boisson folhat. Aquí trimam tota l'annada Per se ganhar quauquei sòus Rèn que dins una mesada Ai vist lo lop, lo rainard, la lèbre Nos i fotèm tot pel cuol Ai vist la lèbre, lo rainard, lo lop.
8.
A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora acresce gioia a tuti fin' amanti: vanno insieme a li giardini alora che gli auscelletti fanno dolzi canti; la franca gente tutta s'innamora, e di servir ciascun trages' inanti, ed ogni damigella in gioia dimora; e me, n'abondan marimenti e pianti. Ca lo mio padre m'ha messa ‘n erore, e tenemi sovente in forte doglia: donar mi vole a mia forza segnore, ed io di ciò non ho disìo né voglia, e ‘n gran tormento vivo a tutte l'ore; però non mi ralegra fior né foglia. 
9.
01:36
10.
Inerte ormeggi l'ombre tue salpano altrove Sulla nave, che speri il vasto mare possa obliare Ti volti e non rischi la vita Quel canto che dai flutti approda in nuove armonie Torneran dal lor solcare le follie che tu getti alle maree Rivedrai all'orizzonte l'albero e muta mirerai le foglie Narreranno variopinte di fioriture Degli acquatici riflessi che le hanno accolte Non saprai intonare nulla, lapidea ragione! Segregando sol ti bagni di freddi pianti.
11.

about

🌷 Nei secoli passati l’unicorno non era solo un simbolo o un animale leggendario, egli viveva nel pensiero comune, era uno dei misteriosi abitanti ai confini delle terre conosciute.
Prima del diffondersi del cristianesimo l’unicorno era considerato un esempio di forza e virilità, fu in epoca medievale che assunse un’accezione più mistica.
Il suo manto era bianco e candido come la Luna, puro ed immacolato, il suo lungo ed affusolato corno invece gli conferiva un contatto diretto con il divino e lo rendeva immune ad ogni veleno.
La sua forza era senza pari nonostante il suo corpo fosse piccolo, simbolo di umiltà. Per catturarlo a nulla sarebbero serviti prodi cavalieri o interi eserciti, i quali non avrebbero potuto nemmeno vedere l’indomato animale. Solo una dama, nobile nello spirito e nel corpo, avrebbe potuto avvicinarlo e forse renderlo docile.
L‘unicorno divenne di fatto un esempio di rispetto, purezza, forza e libertà. Adottato in innumerevoli stemmi araldici di famiglie o di interi paesi, divenne un esempio al quale tendere.
La sua morte avvenne quando gli esseri umani smisero di ricercare questi ideali sentendosi ormai arrivati ad un punto di supremazia su ogni cosa, ponendosi persino al di sopra della Natura stessa.

Ne “La Morte dell’Unicorno” noi Murmur Mori cantiamo di fatti storici, antiche danze, leggende popolari e canzoni di epoca medievale nelle quali ci si confrontava con problematiche estremamente attuali anche al giorno d’oggi ma che venivano affrontate con uno spirito diverso, risolutivo, vivo e ricco d’immaginazione, figlio di un periodo storico fiorente nel quale non si aveva paura di giocarsi tutto per le proprie idee, l’unico tempo nel quale la fantasia e la realtà potevano convivere dando vita a opere visive e musicali irripetibili nella Storia e che ancora oggi ammiriamo e spesso a fatica comprendiamo.
Un tempo nel quale esseri fantastici come l’Unicorno potevano ancora vivere.

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In the past centuries the Unicorn was not only a symbol or a legendary animal, it lived in the common conception, and it was one of the mysterious inhabitants on the borders of the known lands.
Before the spreading of christian religion the unicorn was considered a model of strength and virility, then it assumed, in medieval era, a more mystical significance.
Its coat was white and pure as the Moon, immaculate, its long and tapered horn instead gave it a direct contact with the divine dimension and also immunity to every poison. Its strength was unparallelled even if its body was small, humility symbol.
Valiant knights or entire armies were no use to catch it, since they couldn't even be able to see the untamed animal. A dame only, noble in spirit and body, could had draw near to it and might had been able to tame it. The unicorn became in fact the epitome for respect, pureness, strength and freedom. Adopted in countless heraldic coats of arms of families or entire countries it became a role model of inspiration. Its death occured when human beings stopped seeking these ideals, feeling as they had reached a point of supremacy over everything, placing themselves even above Nature itself.

Inside "La Morte dell'Unicorno" we sing about historical facts, ancient dances, popular legends and medieval songs in which were contained extremely current problems, present still today, but which were faced with a different spirit, resolutive, alive and full of imagination, son of a flourishing historical period in which there was no fear of risking everything for the ideas, the only time in which fantasy and reality could coexist giving life to unrepeatable visual and musical works in History that we still admire and often struggle to understand.
A time where fantastic creatures like the Unicorn could still live.

credits

released March 31, 2018

Mirko Volpe: chitarra, cetera, voce, tamburi, flauto a becco (canzoni 7 e 10), bombarda, tin whistle, mandola, castagnette, sonagli, triangolo, campane
Kuro Silvia: voce
Alessandra Zyklus: flauto traverso
Stefano Barcellari: mandola (canzone 4)

Musica e arrangiamenti: Mirko Volpe (eccetto “Ai Vist Lo Lop”, trad.)
Testi: Kuro Silvia (canzoni 3 - 4 -10) Mirko Volpe (canzoni 1 - 5)

Disegni di Stefano Barcellari
Grafica di Kuro Silvia

Questo album è dedicato a tutte le persone con un'anima antica.

This record is dedicated to all people with an ancient soul

Per qualsiasi informazione: volpemirko@outlook.com

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